Alessandro Annulli
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La trama:

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La parola fine racconta la storia di Stefano, un uomo di mezz’età, che perde improvvisamente il suo più caro amico. Le conseguenze di questa perdita sconvolgono la sua vita, pubblica e privata, e allora Stefano cerca rifugio nella scrittura, provando così a realizzare un suo vecchio sogno. Inizia a scrivere un libro di racconti ispirato ai condomini del suo palazzo, un interno per ogni racconto, con un tema dominante: la solitudine. Ma a un certo punto le cose che racconta cominciano ad accadere anche nella vita reale…

Riconoscimenti:

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Primo posto al Premio “Il Litorale” (2013).
Targa al Premio "Città di Cava de' Tirreni" (2013).
Finalista al Premio "Mario Pannunzio" (2013).
Segnalazione d'onore al Premio "Firenze" (2013).

Opera selezionata al Premio “AlberoAndronico” (2013).



L'incipit:

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Avrei potuto, certo che avrei potuto. Quante volte nella vita ci diciamo“avrei potuto”? La nostra esistenza, a pensarci bene, è un percorso, più o meno impervio, disseminato di una lunga serie di “avrei potuto”. Avrei potuto, per esempio, iniziare questa storia in un altro luogo, un altro tempo. In uno di quei momenti di perfetta solitudine, che, passato il disa­gio iniziale, di recente ho imparato ad apprezzare. In uno di quei luoghi magici, ma sia chiaro, ero solo io probabilmente a coglierne la magia, che mi hanno fatto buona compagnia in questi ultimi mesi. Luoghi all’apparenza così diversi tra loro, ma tutti in fondo accomunati dalla stessa caratteristica. Luoghi pensati per essere vissuti, o quantomeno attraversati, da folle o gruppi di persone, che io riuscivo a cogliere in si­tuazioni di totale isolamento. Nuotando in quella solitudine, come un pesce in un acquario, provavo a staccarmi dal ritmo frenetico dell’esistenza, dai quotidiani affanni, e mi sembrava di sentire in quel silenzio il rumore stesso della vita. O alme­no così credevo... 

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